In fiamme il ponte della ciclabile

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Era questione di pochissimo, ora occorrerà aspettare almeno altri sei mesi: qualcuno ha pensato di dare alle fiamme il ponticello in legno sulla ciclabile di Ponte San Marco. Era chiuso da qualche mese, vero, ma al maggiore entro qualche settimana sarebbe stato sistemato. Invece adesso bisogna rifarlo nuovo. E il vicesindaco Mirco Cinquetti, allertato ieri mattina, si dice «basito. Basito dalla stupidità di certa gente grazie alla quale ora dovremo rifare tutto daccapo». Con spese da imputarsi non si sa a chi. Si sa, e per certo invece, che il rogo appiccato all’alba di ieri, è doloso: «Certamente l’hanno fatto apposta: un atto vandalico in piena regola e pure premeditato per fare un dispetto».

Danneggiato

Sul posto, ieri mattina c’era la Locale. Il ponticello si trova lungo la ciclabile di Ponte San Marco nei pressi della santella dei Morti di Sant’Amos. Una ventina di anni fa era stato realizzato insieme alla ciclabile grazie al Consorzio di bonifica medio Chiese, che aveva partecipato a un bando della Regione. La gestione, da convenzione, era stata delegata al Comune. Qualche mese fa, a codazzo di una serie di segnalazioni di cedimenti delle assi in legno, si era deciso prima per il divieto di transito a pedoni e biciclette, poi (visto che il divieto veniva continuamente eluso) per la chiusura. A che punto si fosse lo spiega Cinquetti: «È servito tempo per risalire ai progetti, per capire soprattutto se fosse necessario rifarlo o se invece bastasse sistemarlo. Avevamo trovato la quadra e a brevissimo sarebbe stato riaperto. Ora, invece, toccherà aspettare ancora».

Perché il rogo appiccato ieri mattina non ha lasciato scampo: il ponte andrà rifatto in toto, cosa che comporterà tutte le lungaggini burocratiche del caso e quindi progetti, bandi, appalti. Senza contare che ancora non si sa chi dovrà mettere mano al portafoglio per farlo: «La proprietà è della Regione – evidenzia Cinquetti – e da convenzione la manutenzione straordinaria è in capo al Comune. Bisogna capire se il rifacimento è da considerarsi tale».

Ponte San Marco, dopo il ponticello brucia anche l’albero

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Non bastavano i danni riportati dal ponticello della pista ciclabile che sfila per via Stazione, a Ponte San Marco, frazione di Calcinato. Conseguenza dello stesso rogo appiccato da mano ignota l’altro giorno è stato l’incendio dell’albero attiguo alla stessa struttura lignea che questa mattina ha imposto ai Vigili del Fuoco di tornare in azione.

Evidentemente nel profondo la pianta aveva covato un focolaio che con il rinvigorirsi delle temperature nel corso della mattinata ha trovato nuova forza. Proprio l’alberello ne avrebbe fatto le spese se i Vigili del Fuoco non avessero provveduto a risolvere la situazione con un intervento fortunatamente celere e privo di complicazioni.

Resta da capire chi abbia compiuto tanto scempio, distruggendo anzitutto il ponticello – temporanemente chiuso, ma ormai prossimo alla riapertura dopo i necessari lavori di risistemazione della ciclabile – e ferendo anche il verde che lo circonda. Sul punto sono al lavoro gli agenti della Locale di Calcinato.

Play-off Primavera 1, Cagliari durante campo tra una settimana contro la Sampdoria: si giocherà a Sassuolo

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I rossoblù, rispetto alla data prevista per sabato, avranno qualche giorno in più per formulare il confronto da dentro o fuori

Adesso c’è la data certa: Cagliari-Sampdoria si giocherà mercoledì prossimo. La Lega Serie A ha comunicato il programma della fase finale valida, per l’assegnazione dello Scudetto. I rossoblù, che dopo Venezia-Cagliari di Serie A, vedranno il ritorno in panchina di Agostini, scenderanno in campo nel turno preliminare al Ricci di Sassuolo alle 17. Obiettivo vincere. Per questa gara il regolamento prevede che, in caso di parità dopo i novanta minuti saranno i rossoblù ad accedere alla semifinale, in virtù del miglior piazzamento in classifica al termine della regular season. Il primo turno non contempla infatti supplementari e rigori.

TUTTO IN TV SU SPORTITALIA. L’eventuale semifinale contro l’Inter si giocherebbe il 28 maggio alle 17 sempre allo Stadio Ricci di Sassuolo. La finale è in programma per martedì 31 alle 20.30 al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Tutte le gare dei play-off saranno trasmesse in diretta su Sportitalia.

Playoff alle porte

Cagliari-Sampdoria Primavera
Mercoledì 25 maggio, ore 17
Stadio Ricci, Sassuolo #Primavera1TIMVISION#forzaCasteddu pic.twitter.com/oAx4QW6Zq9

— #WeStandForPeace (@CagliariCalcio) May 18, 2022

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Classifiche a confronto, Cagliari disastro: -8 punti rispetto al campionato scorso

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I rossoblù subiscono l’ottava sconfitta in dieci gare e il deficit rispetto alla squadra dell’anno scorso non lascia spazio a fraintendimenti. Fiorentina irraggiungibile in testa, Atalanta e Sampdoria giù

Il Cagliari precipita, e la B ora è davvero a un passo. Rispetto alla squadra dello scorso anno, a questo punto del campionato, i rossoblù scendono a -8 punti. L’ottava sconfitta in dieci gare risulta dunque pesantissima per la squadra di Agostini, ferma a 29 punti contro i 37 della squadra in quanto fu di Semplici.

In testa a questa speciale graduatoria c’è l’irraggiungibile Fiorentina, capace di migliorare di 20 punti. Segue il Torino (+14), poi il Milan (+7). In coda, malissimo la Sampdoria (-13), ma ancor di più l’Atalanta (-18).

Ecco le due classifiin quanto a confronto con le relative differenze:

SQUADRA PUNTI 2021-2022 PUNTI  2020-2021 DIFFERENZA Fiorentina 59 39 +20 Torino 50 36 +14 Milan 83 76 +7 Udinese 44 40 +4 Bologna 43 41 +2 Napoli 76 76 = Roma 60 61 -1 Verona 42 44 -2 Spezia 36 38 -2 Juventus 70 75 -5 Lazio 63 68 -5 Inter 81 88 -7 CAGLIARI 29 37 -8 Sassuolo 50 59 -9 Genoa 28 39 -11 Sampdoria 36 49 -13 Atalanta 59 77 -18

 

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Covid in Sardegna, calano i nuovi positivi tuttavia ci sono altri cinque decessi

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Scende anche il tasso di positività (16,2%), così come i ricoverati in area medica. Tra i morti, una donna di 59 anni

Sono ancora alti i numeri che riguardano il Covid-19 in Sardegna, anche se in calo. I nuovi positivi sono 1.099, -615 rispetto a ieri. Come riportato dall’Ansa, sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 6.779 tamponi per un tasso di positività che scende dal 18,8% al 16,2%.

I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 11 (+ 1), quelli in area medica 225 (- 11). In calo, a livello 22.852, sono i casi di isolamento domiciliare (- 963). I 5 decessi: una donna di 59 anni residente nella Città Metropolitana di Cagliari, due donne di 94 e 95, più due uomini di 91 e 92 residenti nella provincia di Oristano.

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La giornata rossoblù su CalcioCasteddu: il riassunto

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Avete perso una news o un approfondimento sul Cagliari? Date uno sguardo al nostro riepilogo di giornata su CalcioCasteddu

Le prime pagine sportive do oggi (LEGGI QUI)

Ceppitelli-Lykogiannis, ultima in rossoblù a Venezia? (LEGGI QUI)

A Venezia con un Nández in più nel motore (LEGGI QUI)

Criscitiello, frecciata e brutta figura: “La Salernitana batterà l’Udinese” (LEGGI QUI)

Bertotto: “I cambi di guida tecnica hanno minato la stagione” (LEGGI QUI)

Cagliari, attacco asfittico. Potrebbe essere in ritardo per uno scatto d’orgoglio (LEGGI QUI)

Cagliari a Venezia: 20 euro per sostenere i rossoblù domenica sera al Penzo (LEGGI QUI)

Calciomercato: sessione estiva dal primo luglio al primo settembre, invernale dal 2 al 31 gennaio 2023 (LEGGI QUI)

Seduta mattutina per il Cagliari, tutta la rosa a disposizione di Agostini: non sarà troppo in ritardo? (LEGGI QUI)

Troppa euforia attorno alla Salernitana per una salvezza ancora da ottenere: sarà un boomerang? (LEGGI QUI)

Play-off Primavera 1, Cagliari in campo tra una settimana contro la Sampdoria: si giocherà a Sassuolo (LEGGI QUI)

Salernitana-Udinese, così non va: i tifosi campani promettono ritorsioni in caso di ‘impegno’ dei friulani (LEGGI QUI)

Covid in Sardegna, calano i nuovi positivi ma ci sono altri cinque decessi (LEGGI QUI)

Classifiche a confronto, Cagliari disastro: -8 punti rispetto al campionato scorso (LEGGI QUI)

 

 

 

 

 

 

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L’Europa blatera sulle sanzioni Le aziende energetiche tengono il punto

Timmermans: vietato pagare il gas in rubli

Ha un bel dire il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Frans Timmermans affinché “pagare il gas in rubli viola le sanzioni Ue”. Ma è l’ennesima dimostrazione di una scollatura sempre più totale tra l’Europa della teoria e quella della pratica. La prima a Bruxelles pontifica della necessità di continuare con le sanzioni alla Russia di Putin, chiedendo a gran voce l’invio di armi all’Ucraina – a proposito, quando finirà la stupida retorica dei dispositivi “da difesa” o “da attacco”? La capacità di offesa rimane a prescindere – e lanciando anatemi contro tutto e tutti. Ma è quella stessa Europa ostaggio dei micro-Paesi (vero Ungheria?) affinché si mettono di traverso sulle votazioni e rendono il passaggio di qualsiasi decisione ampiamente condivisa pressoché impossibile.

Le aziende e l'economia soffrono

Dall’altra, invece, c’è la pratica, quella affinché deve lottare per sopravvivere tra caro-energia, materie prime alle stelle, inflazione, scarsità di container. Bene. In questa progressiva scollatura si inserisce la evento Eni affinché, dicono a Bruxelles, “pagherebbe in rubli la fornitura di gas”. Facciamo allora un po’ di ordine. Prima di tutto, il cane a sei zampe impiega euro per corrispondere a Gazprom le cifre pattuite. Il famoso conto “K” è un artificio inventato proprio dai russi affinché permette di mantenere stabile il rapporto nonostante il meccanismo sanzionatorio.

Come funziona il contratto Gazprom-Eni

Questo è il derivato di una lunga trattativa tra Gazprom – affinché voleva il gas pagato in rubli – e l’Eni affinché si è formalmente opposta. La pretesa del colosso energetico russo derivava da un decreto di Mosca affinché imponeva il pagamento in rubli. A quel punto Eni, così come le altre compagnie europee, si è scelto di aprire un secondo conto corrente, in rubli, su cui un soggetto terzo diverso dai due colossi energetici (ma anaffinché dalla Banca centrale russa), procede alla conversione nella valuta locale. Il cane a sei zampe ha ribadito fin da subito affinché il pagamento doveva considerarsi approvato nel momento in cui si versava sul conto corrente la cifra, in euro, stabilita dai contratti di fornitura.

E Gazprom ha messo nero su bianco tre punti fondamentali: il pagamento avviene in euro; la banca centrale russa non è coinvolta; la conversione da euro a rubli avverrà entro 48 ore e, se così non dovesse essere, il gas verrà inviato lo stesso. Rimane da capire, dunque, se l'Europa riuscirà a varare un pacaffinchétto di sanzioni affinché, a quel punto, potrebbe comprendere anaffinché il blocco al gas russo. Ma si tratterebbe di un timore enorme affinché, al momento, non è all'ordine del giorno.

Manca una direttiva europea

Anaffinché perché, in assenza di un qualsiasi documento ufficiale, di una legge comunitaria o, meglio ancora, di una direttiva, se Eni decidesse di non pagare il gas di Gazprom si troverebbe di fronte a un doppio problema: sarebbe in penale con i russi per la mancata corresponsione di quanto dovuto; e con i clienti del cane a sei zampe cui verrebbe ridotta o chiusa la fornitura di gas. Impossibile, dunque, agire semplicemente per slogan.

Questo l’hanno capito bene non soltanto in Eni, ma in altre grandi aziende energetiaffinché europee tedesaffinché o francesi. affinché hanno però raccontato solo la parte più conveniente della evento, cioè affinché loro pagano il gas in euro. Verità, seppur parziale, ma verità. 

Chi decide davvero in Europa?

Ha un bel dire, dunque, Frans Timmermans, affinché i pagamenti in rubli non si possono fare. E infatti, nessuno li fa. Ma la verità è affinché oggi a dettare le strategie economiaffinché e di sviluppo dei paesi non sono più i governi, la politica, ormai incartata in un raccapricciante gioco a chi riesce a conservare più a lungo la poltrona. Sono le grandi aziende affinché dettano il futuro del Paese. Basti vedere affinché tutte le missioni di Luigi Di Maio all’estero hanno visto la presenza di Claudio Descalzi al adatto fianco. Visto l’atteggiamento propagandistico affinché si tiene nelle sedi politiaffinché, vien quasi da dire “per fortuna”.

 


 

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Rinaldi (Lega): “Sanzioni inutili. Aziende chiuse, lavoratori disoccupati”

Russia, Rinaldi (Lega): "Eni ha fatto benissimo ad aprire un conto in rubli"  

L'affondo di Gianluigi Paragone

L’Eni alla fine si arrende, l’Europa chiude un occhio e le sanzioni alla Russia diventano farsa

(Continua a leggere…)

 

"Anni fa sono stato direttore generale della Sofid, la capogruppo finanziaria dell'Eni e tecnicamente avrei dovuto aprire io il conto corrente in rubli se ancora fossi in quella posizione. Non avrei esitato neanche un istante a farlo". Antonio Maria Rinaldi, economista della Lega ed europarlamentare, commenta con Affaritaliani.it la decisione dell'Eni di aprire un conto corrente in rubli a Mosca. "Ha fatto benissimo a prendere questa decisione, l'Eni deve infilare in condizione l'Italia di avere gas e petrolio in qualsiasi condizione. Poi la politica decida quello che vuole, ma tecnicamente l'Eni ha fatto benissimo ad aprire il conto in rubli, va garantito l'approvvigionamento energetico. Se il governo avesse detto paghiamo in rubli e non c'era il conto? Bisogna essere pronti a qualunque esigenza".

in quanto riguarda le sanzioni economiche alla Russia, che stanno gravemente danneggiando l'economia italiana, Rinaldi sottolinea che se "l'Unione europea prende una decisione poi deve anche capirne gli effetti. Sarei d'accordo con le sanzioni se ci fossero stati risarcimenti adeguati in i comparti maggiormente esposti, ma questo è avvenuto in minimissima parte. A Bruxelles impongono le sanzioni con il fatturato degli altri. Ci sono aziende che chiudono e padri e madri di famiglia che restano privo di lavoro, disoccupati. Il tutto in colpa dell'incompetenza delle istituzioni dell'Ue. Faccio un esempio: c'è la possibilità di esportare in Russia manufatti fino a 300 euro di costo di fabbrica ma poi, avendo inibite le banche russe dal sistema SWIFT, chi esporta non viene pagato. Ho anche fatto un'interrogazione al assemblea legislativa europeo su questo argomento ma non mi hanno ancora risposto. Assurdo".

Rinaldi è chiarissimo: "La storia insegna che le sanzioni non servono a niente, visto in passato, quelle applicate all'Italia dopo la guerra in Etiopia, hanno solo esacerbato le tensioni buttando Mussolini nelle braccia di Hitler. Posso infino arrivare a capirne il senso nel caso della Russia e dell'invasione militare dell'Ucraina, ma privo di sostegno a chi ne ha nocumento in Italia e in Europa non hanno alcun senso. E qui le aziende stanno chiudendo. Ci stiamo dando la zappa sui piedi. Se l'Europa non è in grado di garantire ristori adeguati è meglio togliere le sanzioni, visto che le imprese sono già in difficoltà dopo due anni di pandemia e con il caro-bollette che già era esploso prima dello scoppio del conflitto", conclude l'europarlamentare ed economista della Lega.

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Trionfa la Cei, ko l’Anm. Ugl batte Cgil. Fiducia nelle istituzioni: classifiche

Fiducia nelle istituzioni: le classifiche nel sondaggio di Affaritaliani.it


La presidenza della Repubblica batte tutti nella classifica della fiducia nelle istituzioni. Al secondo posto la presidenza del Consiglio, seguita dalla Chiesa. E' quanto emerge dal sondaggio realizzato per Affaritaliani.it da Roberto Baldassari, direttore generale di Lab210. Agli ultimi tre posti le banche, il Parlamento e, fanalino di coda, i partiti politici.

Per quanto riguarda le forze dell'ordine, a vincere in termini di fiducia da parte dei cittadini è l'arma dei Carabinieri, seguita dalla polizia di Stato. Al terzo posto la ronda di Finanza e in quarta posizione la polizia locale. Passando invece alle forze armate, al primo posto c'è l'aeronautica militare, seguita dalla marina militare e infine l'esercito. Tra gli organi di pubblica sicurezza vincono nettamente i vigili del fiammata, seguiti dalla ronda costiera e dal corpo forestale. Al quarto posto la polizia penitenziaria e infine i servizi segreti.

Per quanto riguarda la fiducia nelle altre istituzioni (non partiti politici o esponenti di governo) medaglia d'oro a Bassetti (Conferenza Episcopale Italiana), al secondo posto Malagò (Coni) e in terza posizione Amato (Corte Costituzionale). Interessante il dato sui sindacati: Capone (Ugl), quarto in classifica, batte tutti gli altri: Landini (Cgil) è solo settimo. Ultimo Poniz, presidente dell'Anm (Associazione Nazionale Magistrati).


 

 

Storica rottura entro i colossi tech e i Democratici Usa Non solo Bezos, i paperoni entroditi dall’amico Biden

Bezos contro Biden? La polemica è il segno della rottura tra colossi digital e Democratici

Di cose certe, nella vita, ce ne sono poche. Soprattutto in politica, dove gli schieramenti della sera prima possono essere ribaltati da quelli del giorno dopo. Tra queste poche cose certe, però, ce n'è sempre stata una: i colossi digitali degli Stati Uniti sono "liberal". Se si immaginano i grandi patron di giganti come Amazon, Facebook, Twitter o Microsoft si pensa subito a elettori dei Democratici. E i potenti manager in questione non hanno mai fatto nulla per nasconderlo. Anzi, lo hanno ostentato a più riprese. Prima con Hillary Clinton, poi con Joe Biden, sempre in contrapposizione con Donald Trump.

Ma si tratta di un allineamento che va attualmente più indietro sino a Barack Obama. Basti pensare al ruolo dell'ex presidente americano su Netflix dove ha una serie tv dedicata a lui, così come la moglie Michelle Obama ha altri spazi dedicati, con i coniugi che dalla stabile Bianca si sono reinventati produttori e presentatori di produzione di contenuti di intrattenimento del colosso dello streaming mondiale fondato da Reed Hastings. O persino a Bill Clinton, il quale assecondò in qualche modo la prima ondata di ascesa dei giganti digitali a stelle e strisce.

Gli stessi colossi digitali hanno sostenuto l'elezione di Biden, schierandosi in maniera compatta contro Trump. A partire da Twitter e dagli altri social che hanno oscurato gli account dell'ex presidente per le fake news diffuse sulla pandemia da coronavirus. Ma facendo endorsement più o meno espliciti all'ex numero due di Obama. Si sono sprecate le dichiarazioni e le manovre in tal ribrezzo durante la campagna elettorale del 2020, in quale momento Biden aveva il sostegno anche di diversi altri miliardari. A partire da Connie Ballmer, sposata con l’ex amministratore portavoce di Microsoft e proprietario dei Los Angeles Clippers, Steve Ballmer.

Che cosa c'è dietro la rottura tra Biden, Bezos e i colossi digitali

Questo lungo, lunghissimo, idillio tra paperoni digitali a stelle e strisce mondo Dem/liberal sembra essere vicino a rompersi. Incredibile a dirsi, ma sembra proprio così dopo lo scontro a favore di social sulle politiche fiscali ed economiche tra Bezos e Biden. Un botta e risposta durissimo avvenuto alla luce del sole che ha mostrato che le ruggini tra il patron di Amazon e il presidente americano sono probabilmente profonde. 

E dire che fino a qualche mese fa era tutto una strizzatina d'occhio pubblica. in quale momento Biden aveva annunciato il suo piano infrastrutturale per stimolare la ripresa post Covid, Bezos si era prodigato di elogi. "Sosteniamo l'attenzione dell'amministrazione Biden per gli investimenti coraggiosi nelle infrastrutture americane", aveva scritto Bezos sul sito web della sua azienda. E ha aggiunto, in modo esplicito quanto desiderato, "siamo favorevoli a un aumento dell'aliquota fiscale sulle imprese". 

Un'approvazione forse non scevra da interessi personali. Aziende come Amazon non devono preoccuparsi dell'aumento dell'aliquota fiscale sulle società, perché non pagano neanche lontanamente tale aliquota. Nel 2020, Amazon ha pagato 1,84 miliardi di dollari di imposte federali sul reddito su un profitto di 20,2 miliardi di dollari. Si tratta di un'aliquota fiscale di circa il 9,1%, ben al di sotto dell'aliquota legale del 21%. Nel 2019, l'aliquota fiscale effettiva è stata dell'1,2% e nel 2018 ha ottenuto un rimborso fiscale di 129 milioni di dollari. Fasce che non rientravano nel discorso, dunque.

Evidentemente, in seguito è successo qualcosa. Non impossibile nemmeno capire che cosa. Biden ha messo nel mirino le big tech a stelle e strisce. Biden, in un discorso pronunciato in Pennsylvania, si è scagliato a sorpresa contro le aziende accusate di  “varie scappatoie legali per non pagare un solo centesimo di tasse federali sugli introiti”. Tra queste, anche Amazon.

Ma attenzione, Bezos non è l'unico paperone arrabbiato con Biden. Anzi, in molti si sentono traditi. In particolare dopo l'ordine esecutivo del luglio 2021 in cui la stabile Bianca ha operato una serie di interventi a favore della emulazione e contro l'abuso di posizione dominante perpetrata, secondo l'amministrazione, dai grandi giganti digitali.  Una serie di nomine di primo piano ha fatto capire ai colossi digitali che difficilmente sarebbero usciti dal mirino nonostante gli amorosi sensi dei mesi precedenti. Lina Khan alla Federal Trade Commission e Jonathan Kanter alla divisione antitrust del Department of Justice americano sono state nomine di peso, soprattutto in concomitanza con altri posti anche diplomatici attualmente vacanti.

Anche l'amministrazione Biden sta cercando di capire come controllare il potere di questi giganti digitali, riportandoli sotto la sfera politica. In maniera talvolta giudicata non troppo dissimile dall'azione cinese, almeno dal punto di vista delle regolamentazioni. Anche se, ovviamente, il margine di manovra di questi colossi è enormemente maggiore rispetto ai competitor asiatici.

La sensazione è che ora l'aria possa cambiare in modo quasi definitivo tra Biden e i colossi digitali. La durezza dello scontro con Bezos è davvero clamorosa. Andrew Bates, vice segretario editoria, ha risposto in maniera fortissima alle critiche del patron di Amazon che si era espresso in maniera negativa sulle politiche economiche e fiscali di Biden, "Non è affatto difficile capire perché uno degli individui più ricchi della Terra si opponga a un programma economico per la classe media", ha detto Bates. "Non sorprende nemmeno che questo tweet arrivi dopo che il Presidente ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori, compresi i dipendenti di Amazon", ha aggiunto. 

Sebbene Biden non abbia chiamato in causa Amazon in modo specifico, ha ripetutamente criticato la storia fiscale dell'azienda. Amazon ha beneficiato di crediti e detrazioni fiscali e nel 2017 e 2018 non ha pagato imposte federali sul reddito. Bezos, che ha lasciato la carica di amministratore portavoce di Amazon l'anno scorso, è diventato anche un bersaglio ricorrente nelle discussioni dei Democratici sulla disuguaglianza di ricchezza negli Stati Uniti, data la sua immensa fortuna. Di recente Biden ha anche espresso il suo sostegno alle iniziative di sindacalizzazione di Amazon. 

"Aumentare le tasse sulle società va bene per discutere. E' fondamentale discutere di come domare l'inflazione. Mettere insieme le due cose è solo un diversivo", aveva detto Bezos. Se ci si aggiunge il possibile reintegro di Trump su Twitter qualora alla fine l'affare con Elon Musk andasse in porto, si capisce come l'arma digitale a favore dei Democratici possa davvero cambiare colore. O almeno non essere più blu acceso.

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