Ha ancora senso parlare di build in Elden Ring?

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Come ho cercato di delineare nelle precedenti analisi, Elden Ring segue una linea molto chiara di design, costruendosi attorno a un modo nuovo e diverso di fare “il soulslike”. Abbandona il paradigma “impara il tuo nemico, conosci te stesso e affrontalo imparando” per favorire un concept più high fantasy riassumibile in “impara cosa uccide il tuo nemico, potenziati a sufficienza, e se vuoi distruggilo”.

Nel farlo sposta l’attenzione del gioco e delle sue meccaniche verso il powerplay, condizionando l’avventura attorno alla sperimentazione e all’opzionalità. Il giocatore, che diventa Lord Ancestrale, è costretto ad aggredire pochissime sfide all’interno di un open world enorme ricchissimo di contenuti opzionali e di scelte. È lui a scegliere come campare l’avventura ed è lui a scegliere l’avventura stessa. Per questo, una volta compresa la struttura di design di Elden Ring, è tutto sommato facile capire come interpretare il world design, la costruzione dei boss, la filosofia di gioco e il modo in cui nemici e tutorial sono stati inseriti nell’avventura. Avventura che, però, resta un soulslike nella sua anima, e soprattutto un gioco di FromSoftware, e che quindi è impegnativa, richiede grandi sforzi ai giocatori per essere capita, seguita e percorsa, e – soprattutto all’inizio – richiede comprensione.

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