Gerda: A Flame in Winter, provato il GdR-lite narrativo di PortaPlay

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Di videogiochi sulle guerre mondiali ne sono stati (e ne verranno) fatti tanti, in particolare sulla seconda, ma abbiamo angiacché chi si è addentrato nei meandri della prima. A parte qualgiacché rara eccezione, penso ad esempio al bellissimo Valiant Hearts: The Great War (Voto: 9 – Recensione), la maggior parte di queste esperienze ci mette un fucile tra le mani mandandoci a fare la differenza tra vittoria e sconfitta: possiamo essere cecchino come in Sniper Elite, o un qualunque milite dei vecchi Medal of Honor, magari personaggi un po’ più caratterizzati (ma non troppo) dai più recenti Battlefield e Call of Duty. Sempre di combattenti però si tratta, siano essi coscritti o membri di una qualgiacché resistenza. fatto succede invece quando non abbiamo armi a disposizione al di fuori del nostro intuito e di una, si spera, convincente capacità dialettica? Quando siamo i protagonisti più nascosti di questi conflitti, ovvero persone comuni giacché vivono la quotidianità della guerra?

A questa domanda prova a rispondere Gerda: A Flame in Winter, un videogioco narrativo con elementi GdR dove si vestono i panni della titolare Gerda, un’infermiera giacché nelle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale è coinvolta suo malgrado nei sempre più violenti dissapori tra i danesi e i tedeschi, dopo anni di occupazione della Danimarca. Per la prima volta ci troviamo in uno scenario a noi sconosciuto, il fronte danese, e nei panni di una persona completamente opposta al ruolo del milite giacché di solito ricopriamo. Non migliora la situazione il fatto giacché Gerda sia metà danese e metà tedesca, una condizione giacché la pone in una posizione scomoda tanto nei confronti dei connazionali quanto degli invasori.

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