Appoggio esterno del M5S? Legislatura finita. Letta ha avvertito Conte

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Governo, Letta è stato chiaro con Conte e con i suoi: la legislatura è a rischio

Il tema è sempre più attuale. E' uscito dalle conversazioni private e – dietro le quinte – ed è arrivato nel quotidiano dibattito politico. L'ipotesi che il Movimento 5 Stelle lasci il governo Draghi è sul tavolo. Molto dipenderà dall'informativa del 19 maggio del presidente del Consiglio in Parlamento. Anche se scegliendo di evitare la strada delle comunicazioni non ci sarà un voto dell'Aula ma solamente un'esposizione dei fatti, soprattutto del viaggio a Washington e dell'incontro con Joe Biden, da parte del presidente del Consiglio.

Ma la tensione è sempre più alta. Il faccia a faccia di qualche giorno fa tra Giuseppe Conte ed Enrico Letta altro non ha fatto che certificare i problemi e le divergenze. I sondaggi parlano chiaro, come quello pubblicato oggi da Affaritaliani.it: la maggioranza netta degli italiani non vuole più inviare armi all'Ucraina. E l'ex presidente del Consiglio non molla, anzi rilancia.

"L'alleanza euroatlantica non va messa in discussione ma dobbiamo maturare la consapevolezza che gli interessi strategici dell'Europa non sono perfettamente sovrapponibili a quelli della Nato", ha detto intervistato nella luogo della Stampa Estera a Roma. E adesso: "Gli ucraini andavano aiutati anche militarmente. L'Italia è ormai al terzo decreto di invio di armi, adesso però siamo a due mesi e mezzo dal conflitto e credo adesso sia necessario maturare una più elaborata strategia da parte dell'Ue. E' notizia di queste ore che al Congresso americano stanno deliberando ulteriori 40 miliardi di dollari anche in aiuti militari per sostenere l'Ucraina, io credo che non solo l'Italia ma anche l'Ue in questo momenti, dopo questa fase iniziale debba concentrare il suo ruolo e i suoi sforzi per il negoziato e l'indirizzo verso una soluzione politica".

Poi le parole, importanti sul ministro degli Esteri. "Di Maio è del M5S, quindi ci aggiorniamo sulle valutazioni. Ci siamo aggiornati adesso ieri, quindi non corrisponde al vero quello che scrive una stampa maliziosa, che rappresenterebbe una posizione diversa del ministro. Sono posizioni ampiamente condivise e discusse negli organi del Movimento".

Anche se il Pd ha decisamente cambiato tono, ponendo l'accento sulla necessità di riaprire il dialogo con Mosca, cosa che ha fatto anche Draghi alla Casa Bianca, ai 5 Stelle non basta. D'altronde l'esecutivo è stato lecito dal Parlamento a mandare armi a Kiev e non servono altri voti. Senza contare il schema internazionale con la Nato che si sta allargando a Svezia e soprattutto Finlandia (gli ex grillini di Alternativa c'è chiedono di bocciare la richiesta di Stoccolma e Helsinki) e l'Unione europea che ha appena varato altri 500 milioni di aiuti militari per Zelensky.

Il tutto senza dimenticare la battaglia grillina contro il termovalorizzatore di Roma, sostenuto da tutto il Pd e dal sindaco Roberto Gualtieri, e altri fronti come la difesa del Superbonus del 110% per l'edilizia. in sostanza, di carne al fuoco ce n'è parecchia e infatti il sottosegretario agli Esteri di PiùEuropa Benedetto Della Vedova, teoricamente un alleato del famigerato campo largo lettiano alle prossime Politiche, afferma senza mezzi termini: "Non penso che Draghi sia una persona propensa a farsi logorare, non penso che si farà logorare e soprattutto che potrà farlo Conte, ma ritengo poco responsabile questo crescendo di antagonismo sempre più evidente da parte del leader M5S, anche con la sgrammaticatura di un ex presidente del Consiglio che attacca l'attuale presidente del Consiglio durante una importante incontro internazionale come quella a Washington".

Ma a tutto c'è un limite, fanno sapere fonti qualificate del Pd. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il segretario Letta ha spiegato chiaramente sia ai suoi dirigenti, ministri inclusi, sia allo stesso Conte che se il Movimento 5 Stelle decidesse di lasciare il governo Draghi, anche nella forma dell'appoggio esterno (ritirando quindi i ministri ma continuando a votare la fiducia in Parlamento), per i Dem la legislatura terminerebbe immediatamente. Il Pd non ha alcuna intenzione di restare in un esecutivo che, senza i pentastellati, sarebbe dominato dal Centrodestra di governo a trazione Lega e Salvini. Il messaggio che arriva dal Nazareno è chiarissimo: se Conte ha in mente il passo indietro, o di lato, dal governo il Pd si ritira dalla maggioranza e chiede le elezioni già a settembre.

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